Novembre 2009. Mohammed El-Kurd è un ragazzino di undici anni che vive a Sheikh Jarrah, un quartiere di Gerusalemme Est nella Cisgiordania occupata. Da grande sogna di diventare giornalista o avvocato difensore dei diritti umani. In quei giorni i coloni israeliani, protetti dalla polizia, occupano illegalmente una casa dopo l’altra nel suo quartiere, cacciando i residenti dalle proprie abitazioni e riscrivendo la geografia con la violenza. Metà della casa in cui Mohammed vive con la sua famiglia è stata chiusa con i sigilli, poiché l’autorità (illegittima) ha sanzionato un presunto abuso edilizio. Una mattina arrivano i coloni israeliani e occupano abusivamente la casa. Non c’è nessuno a cui rivolgersi, perché lo Stato è dalla loro parte.
Nel frattempo, i media occidentali predicano cautela ed equidistanza. Ci dicono che la questione israelo-palestinese è complicata, che i due popoli si contendono la stessa terra e che ciascuno ha le proprie ragioni, ma ignorano o mettono a tacere ogni palestinese che rivendica giustizia. Soffocano qualunque voce che dia un’interpretazione politica, rassicurandoci che in realtà si tratta di una disputa immobiliare, al massimo di un problema di sicurezza. Che in questo caso si può fare un’eccezione all’inviolabilità della proprietà privata, il principio sacro delle nostre società capitalistiche. Addestrano le nostre coscienze pigre a digerire l’assioma secondo cui Israele avrebbe il diritto di difendersi preventivamente (e con qualunque mezzo) da ipotetiche minacce alla sicurezza nazionale. Nel 2008, solo un anno prima, Angela Merkel aveva dichiarato alla Knesset che “la sicurezza di Israele è parte della ragion di Stato tedesca”, un principio posto al di sopra di tutto, persino del diritto internazionale.
Sull’altra sponda del Mediterraneo, invece, la brutale realtà sul terreno che il piccolo Mohammed El-Kurd deve affrontare ogni giorno è quella del colonialismo di insediamento, un sistema responsabile di un vero e proprio regime di apartheid. È protagonista di un documentario, My Neighbourhood, che documenta la lotta contro l’occupazione israeliana di Sheikh Jarrah. Gira un reportage per il Guardian con sua sorella gemella Muna, mostrando le discriminazioni e le umiliazioni quotidiane che sono costretti a subire. Inizia a scrivere poesie, e nel 2021 pubblica la raccolta Rifqa, dedicata a sua nonna.

